Notizie Demografiche
- Superficie: 31,90 kmq
- Abitanti: 36.161
- Densità: 1,133
- Maschi: 17.506
- Femmine: 18.655
- Famiglie: 11.513
- Stranieri: 225
- 0-18 anni: non rilevati
- 18-65 anni: non rilevati
- Oltre 65: non rilevati
- Edifici: 4.275
- Edifici per Abitazione: 3.530
- Abitazioni: 12.626
Notizie Storiche
- Il territorio di Modugno ha avuto un’antichissima e costante frequentazione umana. Per fare solo qualche esempio, il villaggio neolitico, scoperto negli ultimi anni nei pressi di Balsignano, documenta la presenza dell’uomo sin dal quinto millennio a.C.; i resti della necropoli peuceta, scoperta nella città agli inizi del Novecento e subito fagocitata dal cemento, ci riporta al IV secolo a.C.; infine, le tracce della via Appia e della Minucio-Traiana ci parlano del periodo romano.
Se il territorio ha una frequentazione umana antichissima, la fondazione di quello specifico borgo che fu chiamato Midunium risale al tardo Medioevo. Il primo documento storico nel quale viene menzionata Modugno, risale a maggio del 1021: si tratta di un contratto sul prestito di 8 soldi, col quale il debitore dava in pegno al suo creditore una vigna sita “in... loco Medunio”. Sul significato del nome sono state avanzate diverse ipotesi, nessuna delle quali ha un fondamento documentario: quella più probante fa derivare ”Meduneum” da “in medio”, in quanto la città sarebbe sorta fra Bari e Bitonto. Modugno ha come simbolo il “cardo selvatico”, pianta che esprimerebbe lo spirito di indipendenza (nelle sue vicinanze non crescono altre erbe che la possano soffocare) e la capacità di risollevarsi da situazioni difficili (il cardo rispunta anche dopo che i campi siano stati arsi o distrutti).
In effetti Modugno ha sempre ricercato l’indipendenza e la condizione di “città regia”che liberava un territorio dal servaggio feudale. Un esempio valga per tutti: nel 1580 Modugno godeva del titolo regio, ma in quell’anno Filippo II, re di Napoli, avendo bisogno di nuove entrate, diede la città in feudo, per 40.000 ducati, al marchese Ansaldo Grimaldi, di origine genovese. Il marchese Grimaldi prese possesso di Modugno il 12 novembre 1581, ma i modugnesi, ad un anno di distanza, il 4 novembre 1582, si riscattarono dal servaggio feudale, pagando al Grimaldi il loro prezzo, cioè 40.00 ducati.
Un momento significativo della sua storia è quello che va dal 1465 al 1557, quando Modugno, con Bari e Palo del Colle, dapprima fu alle dipendenze del dinamico ducato di Milano degli Sforza e dopo, a partire dal 1499, fu governata da Isabella d’Aragona e dalla figlia Bona Sforza. In tale periodo si stabilirono nella città diverse famiglie milanesi, vicentine e veneziane, i cui membri divennero gli animatori di intense attività commerciali non solo all’interno di Modugno, ma anche fra il suo hinterland e Bari. I fatti storici più rilevanti, ancora oggi ben presenti nella memoria popolare, si riferiscono agli eventi del 1799, quando Modugno aderì alla Repubblica Partenopea, subendo, per questo, le minacce dei gruppi sanfedisti che tentarono di assalirla il 10 e il 21 marzo.
Nell’Ottocento non sono mancate a Modugno presenze liberali che diedero il loro contributo all’unificazione d’Italia, aderendo alla Guardia Nazionale che si costituì con la spedizione garibaldina.
(da R. Macina, Modugno nell’età moderna, Edizioni Nuovi Orientamenti, 1993, pp. 9-12)
Beni Culturali
- Da Piazza Sedile alla Motta
Piazza Sedile è stata da sempre il centro della vita socio-politica di Modugno. Il nome le deriva dall’antico “Seggio dei nobili”, per il quale è assurta a simbolo e rappresentazione della città.
Nel Regno di Napoli il seggio o sedile era il luogo in cui si incontravano solitamente i nobili per discutere intorno ai problemi amministrativi e per eleggere i loro rappresentanti (decurioni) in seno all’assemblea (Consigli Decurionali) delle Università (Comuni). Solitamente a ridosso della piazza dei nobili vi era la piazza del popolo che invece era il luogo abituale di riunione dei membri degli altri ceti sociali (prevalentemente professionisti e proprietari non nobili), i quali, anch’essi, erano interessati alla vita amministrativa della città ed eleggevano i loro rappresentanti all’interno dei Consigli Decurionali. Il termine “piazza”, però, non indicava, come oggi, il solo luogo fisico, ma anche l’assemblea del popolo o quella dei nobili.
Dal 1760 il Consiglio Decurionale dell’Università di Modugno è formato da 30 decurioni: 15 eletti dalla “piazza” dei nobili e 15 dalla “piazza” del popolo.
Piazza Sedile conserva ancora un suo equilibrio architettonico, nonostante le alterazioni subite in questo secolo: di sicuro interesse è la settecentesca torre dell’orologio che sovrasta la sala del Sedile, come pure la doppia scalinata tramite la quale vi si accede; in stile neoclassico è il Sedile, la cui struttura attuale risale al 1713 quando esso fu interamente ristrutturato come viene attestato dall’iscrizione latina scolpita sull’architrave della facciata.
A coronamento della piazza vi è la seicentesca Chiesa di S. Maria del Suffragio, meglio nota come Chiesa del Purgatorio, con il suo carattersistico ed ampio sagrato, al cui interno sono da segnalare oltre trenta tele di scuola napoletana del XVI secolo, un organo e una pregevole cantoria lignea del Seicento.
Piazza Sedile si immette in Piazza del Popolo che presenta strutture di indubbio interesse: il Palazzo Pascale, in stile rinascimentale, fatto costruire dal primicerio Vito Pascale, segretario particolare della regina Bona Sforza, che certamente è la costruzione architettonica più significativa della città; la Chiesa SS. ma Annunziata; il seicentesco complesso dell’ex convento delle Olivetane (ora sede del Comune).
Da Piazza del Popolo ci si inerpica sul quartiere “La Motta” che ha costituito il nucleo originario, a partire dal quale si è sviluppata la città a raggiera. Pur non essendoci precise fonti documentarie, molti elementi fanno supporre che su “La Motta” ci sia stato un presidio tardo-romano e/o bizantino: il rialzo del sito e la forma circolare del complesso richiamano quella dei luoghi fortificati romano-bizantini; la vicinanza del tratto di una importante via di comunicazione, la “Minucio-Traiana” (attuale Corso Vittorio Emanuele), che aveva bisogno di essere presidiata militarmente.
- La Chiesa Maria SS. ma Annunziata
La Chiesa nella sua struttura attuale, fu costruita dal 1604 al 1626; nelle sue parti terminali essa utilizza il corpo di una chiesa ben più antica, della quale si sa che fu restaurata nel 1347.
La facciata si ispira all’architettura del tardo Rinascimento; di notevole pregio artistico è il portale della facclata stessa: in particolare, le due colonnine laterali, terminanti con capitelli corinzi sui quali sono disposte due sculture (la Vergine Maria e l’arcangelo Gabriele), e l’architrave, sobriamente decorato, conferiscono elementi di rilevante equilibrio artistico.
La Chiesa è ad unica navata, larga m 14 e lunga m 45; di questi ultimi 17 sono impegnati dal presbiterio. Il soffitto della navata, interamente decorato dal sacerdote modugnese Domenico Scura alla fine del Seicento, presenta tre riquadri: il primo, che si presenta a chi entra dalla porta principale, raffigura il trionfo della Croce; quello centrale presenta l’Annunciazione; il terzo rappresenta l’Adorazione del SS.mo Sacramento.
Il campanile, per la cui costruzione occorsero 11 anni (1604-1615), si ispira allo stile romanico-pugliese e imita le linee architettoniche di quelli della Cattedrale di Bari e della chiesa principale di Palo del Colle.
- S. Maria di Modugno
Si tratta di una chiesa antichissima, forse risalente al sec. XI, intorno alla quale una remota tradizione vuole che sia sorto il primo nucleo abitativo di Modugno. Durante alcuni lavori di restauro, eseguiti nel 1958, fu rinvenuta una cripta che potrebbe essere stata parte di una laura basiliana. Attualmente dell’antica chiesa sono rimasti i muri perimetrali, con alcuni affreschi, mediante i quali è possibile ancora individuare la struttura a tre navate. Nel 1984 ci sono stati interventi di recupero che hanno portato alla luce alcune tombe e delle fondamenta che fanno supporre la preesistenza di un complesso diverso da quello che si lascia intravedere dai suoi resti.
- Il Menhir di Modugno
Partendo da Modugno e percorrendo la SS 98, al km 79,455, si presenta, quasi sul ciglio stradale a destra, uno dei più famosi menhir d’Europa, il menhir di Modugno appunto, denominato U Moneche dalla cultura popolare.
Il menhir, che è una lunga pietra appena sgrossata, infissa verticalmente nel terreno, è stato oggetto di interpretazioni fantasiose: alcuni lo hanno considerato un monumento preistorico, forse funerario; altri lo hanno identificato con la rappresentazione di una divinità antichissima. In realtà, il menhir è considerato dagli studiosi come segno di confine dei terreni all’interno del sistema romano della centuriatio.
Nel territorio di Modugno, oltre al menhir della statale 98 che è il più imponente, ve ne sono altri quattro, rispettivamente nelle contrade Musciano, Cafariello, Parco Colombo e Balice. I cinque menhir hanno in comune la disposizione, trovandosi a nord-ovest del territorio comunale in prossimità di quello di Bitonto e di Palese, e sono orientati, tramite i loro lati stretti, da levante verso ponente.
Il “Menhir di Modugno” è alto m. 3,70, largo alla base m. 0,40 ed è infisso nel terreno per più di un metro e cinquanta.
- Il Casale medievale fortificato di “Balsignano”
A chi si inoltra per la provinciale Modugno-Bitritto, si presentano quasi a metà strada, dopo una leggera curva e prima di una discesa che porta ad una ridente lama, i resti del Casale medievale fortificato di Balsignano.
La prima documentazione storica su Balsignano è costituita da una pergamena del maggio del 962, conservata presso la basilica di S. Nicola di Bari. In essa un tale Teofilatto, per indicare i fondi ereditati in “loco Basiliniano” assume come punto di riferimento il castello.
Il Casale di Balsignano è uno degli esempi più illuminanti di quel processo di trasformazione del panorama agrario dell’Italia bizantina che trasformò molti piccoli centri rurali in luoghi fortificati. Distrutto una prima volta nel 988 in seguito ad una scorreria saracena, Balsignano fu subito ricostruito e donato nel 1092 dal duca normanno Ruggero alla lontana abbazia benedettina di S. Lorenzo Aversa. Nel settembre del 1349, il Casale fu teatro di guerra fra il partito “filoangioino” e quello “filoungherese” che furono impegnati nella complicata lotta di successione dinastica nel Regno di Napoli dopo la morte di Roberto d’Angiò. Infine, Balsignano fu nuovamente devastato e distrutto nel XVI secolo dalle truppe francesi e spagnole che si contendevano l’egemonia dell’ltalia meridionale.
Attualmente nel Casale di Balsignano, abbandonato ad un progressivo degrado, vi sono:
- la Chiesa di S. Felice (S. Pietro) del sec. XI, all’interno della quale sono visibili tracce di affreschi che un tempo ricoprivano le sue pareti;
- i resti del castello, del quale si conserva ancora quasi l’intera struttura perimetrale, mentre alcuni soffitti sono caduti;
- un alto muro a secco di recinzione che chiude al suo interno una corte e la chiesa di S. Maria di Costantinopoli (sec. XIV).
La chiesa di S. Felice, in particolare, ha sempre attirato l’interesse di numerosi studiosi italiani e stranieri, in quanto in essa “si fondono e si elaborano originalmente elementi occidentali, bizantini e orientali di varia provenienza sulla base di complesse e ben note vicende storiche”.
- Il villaggio neolitico
Nei pressi di Balsignano, su un pianoro che si affaccia su un tratto della lama “Lamasinata” è stato individuato un complesso neolitico piuttosto esteso, risalente al quinto millennio avanti Cristo. I saggi di scavo sino ad ora realizzati, finanziati dal Comune, hanno portato alla luce due capanne, tre sepolture e una grande quantità di macine, percussori, frammenti di selce, ossidiana, vasi e intonaci. Il villaggio neolitico di Modugno, oggetto di studio attualmente da parte di archeologi, paleobotanici e antropologi, per il lungo periodo di frequentazione umana sta attirando gli interessi di diversi studiosi poiché proprio da esso potrebbero venire nuovi elementi per ricostruire la complessa e lunga pagina della storia neolitica in Terra di Bari.
- Il Santuario della Madonna della Grotta di Modugno
In seguito ai lavori di scavo e di restauro eseguiti nel 1974, ha preso sempre più corpo la tesi secondo la quale il Santuario della Madonna della Grotta sarebbe stato in origine luogo di insediamento di una piccola comunità di monaci basiliani. È noto che in seguito all’editto del 726 dell’imperatore di Bisanzio, Leone Isaurico, col quale fu avviata la lotta iconoclastica, giunsero in Puglia molti gruppi di monaci basiliani. Questi dapprima si disposero nelle vicinanze delle città costiere e in seguito, a partire dal sec. XI, s’inoltrarono nell’entroterra. Il Santuario della Madonna della Grotta, quindi, si inscriverebbe in questa pagina storica assai interessante per tutta la Puglia, dove dall’VIII secolo in poi trasmigrarono non meno di 50.000 monaci e iconofili. Un’antica tradizione vuole che nella grotta del Santuario S. Corrado di Baviera abbia trascorso gli ultimi anni della sua vita, morendovi il 17 marzo 1155.
In seguito ai già citati restauri, eseguiti nel 1974 dai padri rogazionisti, attuali proprietari, il Santuario della Madonna della Grotta offre al visitatore una serie di interessanti testimonianze storiche:
- un affresco bizantino datato fra il 1260 e il 1310, raffigurante un’icona della Vergine della Deposizione;
- un secondo affresco più antico, esattamente un palinsesto, che rappresenta un volto, forse di Cristo, di rara bellezza;
- uno splendido pavimento musivo delimitante un preciso luogo di preghiera con orientamento ad est;
- lo speco di S. Corrado con un archetto del 1200;
- motivi decorativi diversi e due graffiti nella malta del pavimento con motivi cristologici a ridosso della cripta di S. Corrado.